Bologna:Morandi’s Objects di Joel Meyerowitz

Come ogni domenica vi porto in un luogo della nostra bella Italia dove poter ammirare dei veri capolavori.

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Oggi ho deciso di spostarmi verso la giovane e movimentata Bologna, dove presso il nuovo spazio espositivo Damiani dal 23 Ottobre al 1 Febbraio potrete ammirare 700 scatti del fotografo più rappresentativo della fotografia contemporanea Joel Meyerowitz.

Per dar vita a questa mostra, ha potuto visitare le stanze dell’artista e visionare tutti gli oggetti conservati, studiarne i contorni e i particolari per riprodurre lo stesso magnetismo e la stessa intimità che l’artista bolognese riusciva a riprodurre nelle sue nature morte.

Se non conoscete questo artista o le opere di Joel, andate a visitare la mostra che ve li farà scoprire entrambi, in un connubio di arte e visioni complementari.

Come sempre, per tutte le informazioni su orari e biglietti, ecco il sito di riferimento: www.damianieditore.com

 

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Bologna:Morandi’s Objects di Joel Meyerowitz

Natale: design eco e luce

Non so voi ma questa cosa che manca meno di un mese a Natale mi mette un pò di ansia…non solo per i regali, che io immancabilmente ogni anno mi riduco a fare tra l’antivigilia e la vigilia, ma perché il tempo da quest’estate mi sembra passato molto più in fretta! Bene, ma visto che ci siamo e abbiamo cominciato a nominare il giorno per eccellenza, a voi cosa fa venire in mente questa parola? Per me NATALE = LUCE. E’un collegamento immediato, istintivo e in qualche modo piacevole; per cui vorrei consigliarvi qualche regalo diverso dal solito e luminoso per rallegrare i vostri parenti e amici (attenti al portafoglio però!)

Iniziamo con il botto, perché il LAMPADARIO KAJO FLOWER promette di essere una vera e propria star della vostra casa; pensiamo anche ad oggetti che siano in armonia con l’ambiente e cosa c’è di meglio di una lampada realizzata completamente in legno? Sembra un merletto, ma in realtà è una lamina di legno intagliata al laser per creare queste decorazioni classiche e semplici; quando l’accenderete farà il suo gran figurone!

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Rimanendo in tema di design eco, la LAMPADA ELMA è realizzata con un supporto in legno e il telaio in alluminio leggero, di vari colori e posizionabile sia a terra che sul tavolo. Decisamente molto bella, originale e neanche tanto ingombrante.

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Filo conduttore con la precedente è l’uso del metallo, che nel caso della LAMPADA TULL è l’unico materiale utilizzato, richiamo e rivisitazione delle vecchie lampade usate nei magazzini e nelle fabbriche. Una lampada essenziale e molto attuale, dove la rete metallica viene utilizzata per contenere e direzionare il fascio di luce, addolcendone i contorni e rendendola adatta a diversi ambienti della vostra casa: dalla cucina alla cameretta dei vostri figli.

Completamente diversa nel concetto e nell’uso è la LAMPADA LED HUE GO, di Philips; una semisfera adattabile sia a terra che da appoggio (orizzontale o inclinata), senza fili e con batterie ricaricabili che mantengono un’autonomia di 3 ore. Comprende 7 diverse impostazioni di luce, sia bianca che colorata, e può essere gestita anche tramite una app per tablet e smartphone. Insomma, una innovazione assoluta che mantiene il suo carattere eco grazie all’uso dei led.

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Penserete che sia matta ma io adoro questa lampada!Semplice, praticamente nuda e quindi con una luce piuttosto forte (consiglio lampadine non troppo potenti), dà da sola l’idea del Natale. La stella come simbolo dell’attesa e della luce ha  in sé una connotazione ben precisa e vi permette, anche in questo caso, di inserirla in qualsiasi ambiente. IKEA docet!

Natale: design eco e luce

Una libreria alternativa: string system

Sapete già che il mio più grande sogno sarebbe avere una stanza con una biblioteca tipo “La Bella e La Bestia”. Finché non potrò realizzare questo desiderio, però, mi accontento di pensare alla mia libreria grazie ad un’azienda che ha sdoganato completamente il concetto di libreria classica, rendendola totalmente modulabile e modificabile a piacere del cliente.

Si tratta della String, un’azienda che permette al cliente di disegnare personalmente la propria libreria grazie al programma presente sul suo sito, in cui si aggiungono elementi, mettono ante, sostituiscono ripiani. Adoro!!

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Creata nel 1949 dall’idea di Nils Strinnig, è diventata presto un’icona nel mercato delle librerie modulari e componibili, con elementi leggeri ma resistenti, poco ingombranti e facilmente adattabili, anche a diversi stili di arredamento.

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Diverse le colorazioni a disposizioni, diverse le composizioni che si possono creare e diversi gli spazi in cui si possono inserire; possono diventare una libreria in stile “classico” con ripiani e spalle.

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Oppure diventare parte integrante della vostra cabina armadio, dove appendere abiti e inserire cassetti di contenimento. Leggera ed elegante al tempo stesso, vi permette di sfruttare la parete in modo funzionale.

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Diventa un mobile soggiorno con parti aperte e parti chiuse, poco profondo e quindi poco ingombrante, ma molto utile, anche per creare sulla stessa parete una piccola zona ufficio con pc e sedia girevole.

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E perché no?Anche una zona studio nella cameretta dei vostri ragazzi, senza dover per forza acquistare soluzioni in legno e pesanti, classiche e senza brio.

Consiglio personale: date un occhio al sito e lasciatevi ispirare dalle linee pulite e senza fronzoli, adatte ad ambienti classici e moderni, senza per questo stonare o diventare ridondante.

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Una libreria alternativa: string system

Storia del design: la sedia thonet n° 14

Eccoci come ogni mercoledì a riscoprire un oggetto che ha fatto la storia del design ma che per noi è ormai di visione comune.

La scorsa settimana vi ho raccontato della nascita e affermazione della Sedia Cantilever; oggi invece vi voglio ricordare com’è nata e quale successo ha ottenuto all’epoca e nel corso dei decenni la Sedia Thonet N° 14.

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Ovviamente parliamo nuovamente di Michael Thonet e della sua idea di voler creare una sedia robusta, bella ed elegante usando legno curvato anziché forme squadrate e legno pressato.

Prima di raggiungere la formula vincente, ha passato anni a cercare il legno e la tecnica giusta per curvare e rendere stabile la struttura; ha provato diverse essenze e diversi metodi per far si che il legno mantenesse costantemente la forma data dalla curvatura. Ma come succede spesso ai grandi talenti, improvvisamente si accorge come del legno umido lasciato ad asciugare lentamente vicino ad una fonte di calore mantiene in modo permanente la forma data. Si accorge come il FAGGIO sia il legno più adatto a questa operazione e come la PAGLIA DI VIENNA sia l’imbottitura giusta per la sedia perfetta. Ed ecco che nasce la Sedia Thonet N° 14, o semplicemente La Thonet.

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Non si accontenta, però, di aver trovato la soluzione per la curvatura permanente del legno; il suo obiettivo ora è creare una sedia composta dal minor numero di pezzi e viti possibili. Ed ecco che nel 1859, in occasione di una commissione per la fornitura di sedie da parte di un Café che sarebbe stato aperto a Vienna in quell’anno, Thonet trova il modo di produrre il suo più grande successo con soli 6 PEZZI e 10 VITI. Un’autentica rivoluzione! La prima sedia in cui lo schienale è un pezzo unico con le gambe posteriori e la seduta diventa l’elemento perno per tenere insieme i soli 6 pezzi curvati.

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Una sedia bella, resistente e che risponde a tutti i canoni richiesti del buon design: innovazione produttiva con la curvatura del legno, linguaggio coerente e razionale legato alle caratteristiche del materiale stesso, leggerezza e trasparenza mai visti prima della nascita della Thonet, il tutto unito all’incredibile resistenza. E’ da questa sedia che nascerà poi il concetto della Sedia Cantilever con il telaio in acciaio curvato; entrambe opere meravigliose di un’epoca piena di sorprendenti novità.

Quante volte vi sarete seduti su una di queste sedie senza sapere di stare appoggiati ad uno dei pilastri del design moderno?

Storia del design: la sedia thonet n° 14

Mostra monet: Torino, GAM

Come ogni domenica sono a consigliarvi una mostra o una fiera interessanti da visitare per passare una domenica alternativa. Ieri Chiara vi ha fatto viaggiare attraverso le meraviglie della natura dei Giardini Botanici Hanbury; oggi invece vi voglio invitare a Torino, precisamente alla GAM, dove dal 2 ottobre al 31 gennaio potrete ammirare numerose opere del grande pittore impressionista Claude Monet.

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Dopo la collaborazione ben riuscita con il Musée d’Orsay nel 2012 per la mostra su Dégas e nel 2013 su Renoir, Torino ha deciso di proporre un viaggio attraverso 40 opere del grande artista; una mostra monografica per far conoscere anche opere mai presentate in Italia, una su tutte: il grande frammento centrale del celebre Colazione sull’erba, opera che ha dato il via ad un nuovo modo di concepire l’arte en plein air.

Tratto dal sito della mostra:

“La mostra consente dunque di mettere a fuoco alcuni tratti decisivi della complessa evoluzione del percorso artistico di Monet, evidenziando la varietà e qualità della sua tecnica pittorica, concentrando lo sguardo su temi e innovative soluzioni che ne fanno uno dei padri indiscussi dell’arte moderna.”

Per informazioni su orari e biglietti: www.mostramonet.it

Mostra monet: Torino, GAM

Giardini botanici Hanbury:un patrimonio dell’Unesco

Finalmente è sabato!!Non vedevo l’ora che arrivasse proprio questo sabato per farvi leggere di un luogo magico e tutto italiano che la mia amica e collega Chiara Fedele ha scritto per me e per voi. Si tratta naturalmente della rubrica mensile “Luoghi di interesse”e oggi tocca alla Liguria presentarsi. Buona lettura!!

Ciao a tutti! Mi presento: mi chiamo Chiara Fedele e sono un architetto d’interni. Scrivo per il blog www.chiarafedele.com e vivo a pochi km dal confine francese, più precisamente a Ventimiglia. Io e Valentina abbiamo deciso di collaborare insieme per quanto riguarda la rubrica Luoghi di interesse in modo da offrirvi la possibilità di godere dei luoghi e degli eventi degni di nota, non solo delle Marche (luogo d’origine di Valentina), ma anche della Liguria.

Periodicamente quindi ci scambieremo guest post con l’intento di rendervi partecipi dei luoghi più entusiasmanti che abbiamo visitato. Non vi resta che seguirci e… buona lettura!

Probabilmente voi non lo sapete ancora ma ho una smisurata passione per i giardini! Beh, con l’articolo di oggi non avrete più dubbi! Infatti qualche settimana fa sono andata a fare una bellissima passeggiata proprio ai fantastici Giardini Hanbury! Oggi voglio condividere con voi questa bellissima esperienza!

Famosi in tutto il mondo e candidati al riconoscimento UNESCO di sito Patrimonio dell’Umanità sono oggi Area Protetta Regionale. Essi si trovano nientemeno che a Ventimiglia (la mia città!), in località La Mortola, a pochi chilometri dal confine francese.

I Giardini Hanbury si estendono su una superficie di circa 18 ettari, sono dunque a dir poco giganteschi e visitando tutto questo spazio si viene assaliti proprio dalla voglia di perdercisi e di trascorrervi il maggior tempo possibile.

Ciò che rende questo giardino così fantastico è poi anche la posizione che ha consentito a piante provenienti da tutto il mondo di acclimatarsi senza alcun problema.

Ma, come nascono i Giardini Hanbury? Tutto ebbe inizio quando il signor Thomas Hanbury, un ricco commerciante inglese, acquistò il Podere con l’antico Palazzo ormai in rovina, un edificio risalente all’XI secolo e appartenuto alla nobile famiglia Lanteri. Con tutta probabilità il Palazzo stesso fu edificato sulle vestigia di un’antica Villa romana.

Lo sviluppo architettonico dei giardini è invece stato affidato a Ludovico Winter, che ci si dedicò sotto le dipendenze di Hanbury e inviato dal grande vivaista Charles Huber di Hyères.

Nel 1960 l’intero complesso però fu acquistato dallo Stato Italiano dopo aver subito gravi danni a causa degli eventi bellici e nel 1987 ceduto all’Università degli Studi di Genova.

Questa è la sua storia in breve. Ora vi guiderò alla scoperta delle meraviglie che esso cela. 

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Come questa! Si tratta della Fontana Nirvana realizzata nel 1872 su progetto di Ludovico Winter. Come è possibile notare da questa fotografia, sopra la vasca, sulla parete, cresce un bel gruppo di Agave attenuata. La particolarità di questa specie botanica è che crescendo su pareti rocciose non ha avuto la necessità di sviluppare spine per difendersi. Inoltre fiorisce raramente, con una particolare spiga ripiegata a proboscide.

Percorrendo il percorso suggerito dalle frecce si sopraggiunge in un luogo chiamato Quattro Stagioni, popolarmente Tempietto, ovvero una pergola circolare qui impiantata nel 1947 e proveniente dal Parco inglese di Kingston (antica proprietà Hanbury). Sotto il pavimento di questa architettura sono custodite le ceneri di Dorothy Simons-Jeune, nuora del fondatore dei Giardini. Da qui inoltre si apre la prospettiva sulla Fontana della Sirena, raggiungibile per mezzo di una grande scalinata perpendicolare ai normali percorsi che costituisce un importante asse visivo. Tale realizzazione risale alla prima fase di costruzione dei Giardini.

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L’importanza di questo giardino è data dalla possibilità di ammirare una quantità incredibile di specie botaniche provenienti da tutto il mondo, alcune ottenute in forma di doni quando erano solo dei semi da personaggi molto importanti della storia.

Un altro angolo molto suggestivo è poi la Topia, una lunga pergola con pilastri in pietra che attraversa orizzontalmente il pendio.

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Al termine della pergola, in una zona ad essa limitrofa ci addentriamo in un’area coltivata con piante succulente. Queste specie botaniche, appartenenti a famiglie diverse e di continenti diversi, hanno sviluppato strategie comuni d’adattamento all’aridità dei loro luoghi d’origine. Possiamo notare specie nelle quali sono le foglie ad assumere un aspetto succulento, altre che invece hanno fatto si che i loro stessi fusti si trasformassero in veri e propri serbatoi d’acqua. In questo secondo caso, al fine di limitare al massimo la traspirazione, le stesse foglie si sono trasformate in spine o sono scomparse del tutto. Ecco quindi spiegato il perché dei fusti diventati verdi, al fine di svolgere la fotosintesi.

Un altro punto del giardino che mi è piaciuto molto è quello coltivato con specie giapponesi. Questa zona si sviluppa attorno alla Fontana del Drago, al cui centro della vasca è stato collocato un bronzo giapponese che Thomas Hanbury acquistò da un antiquario a Kyoto. Nella stessa visuale si scorge una grotta appena dietro alla fontana in cui è stata collocata una statua in marmo di scuola canoviana, la Schiava.  

Tutta la zona intorno a quest’area è stata coltivata a papiri.

Continuando a seguire il percorso suggerito dalle frecce si giunge al Mausoleo Moresco, un tempietto progettato e costruito in stile orientale nel 1886 dall’architetto Pio soli di Sanremo. Qui sono tumulate le ceneri di Thomas Hanbury e di sua moglie Katherine Pease.

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Il percorso poi continua con viali e aree coltivate con specie da frutto e orticelli. Superata questa parte, anch’essa degna di nota e assolutamente da visitare, sono rimasta incantata da alcuni esemplari del genere Brugmansia dell’America meridionale. Questa specie una volta veniva impiegata per usi sia terapeutici che psichedelici nelle cerimonie religiose. Questa pianta ha infatti proprietà psicotrope e allucinogene dovute alla presenza di particolari alcaloidi. I fiori, la cui bellezza è colpevole di aver letteralmente catturato la mia attenzione, al tramonto emanano un delicato profumo che attira una farfalla nostrana dalle abitudini crepuscolari. Ora vi invito ad osservare bene la foto di questa pianta (qui sotto) per capire bene.

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Data la forma a campana di questo fiore, l’opera d’impollinazione, che è solitamente svolta dai colibrì, in questo giardino è invece possibile per mezzo di quest’unica farfalla per via della sua proboscide molto lunga.

Siamo ormai giunti al termine di questa bellissima avventura; d’altronde sarebbe anche inutile dilungarsi a parlarne ancora, in quanto sono davvero tantissime le cose che si potrebbero dire e, anche scrivendone un libro, l’emozione che quest’area verde è capace a dare la si può vivere solamente venendola a visitare. Nella speranza che quanto già citato sia d’incentivo per una vostra futura visita in questo luogo che sicuramente merita, io vi saluto lasciandovi con altre immagini meravigliose da guardare e vi do “l’arrivederci” ad un prossimo sicuro post qui sul blog di Valentina!

Chiara Fedele

Allora?!Non è un posto meraviglioso?!Solo leggendo le parole di Chiara mi è venuta voglia di andare a visitarlo e perdermi tra i suoi colori e i suoi profumi. Cosa state aspettando??Un novembre così mite non lo incontreremo molto presto e credo sia il caso di approfittarne!Se non sapete dove passare una giornata diversa dalle altre, lasciatevi incantare dai Giardini Hanbury.

Buona visita!!Ci vedremo di nuovo con Chiara, per scoprire un altro luogo meraviglioso della sua terra!

Giardini botanici Hanbury:un patrimonio dell’Unesco

Sala con cucina a vista: mobili sospesi

Oggi voglio proporvi qualche consiglio utile per arredare nel modo giusto la vostra sala con cucina a vista; ma questa volta mi rivolgo a chi di spazio ne ha davvero poco e contato, da non potersi permettere di sgarrare nemmeno di un paio di centimetri.

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Si tratta di una semplice ipotesi, non di un progetto in corso o realizzato; ho solo voluto mettere su “carta” un’ipotesi neanche tanto lontano di appartamento. Si sa che oggi gli spazi abitativi sono sempre più ridotti all’osso e si deve combattere con mobili dalle misure non ideali e puntare quindi su soluzioni su misura. Dalla pianta, vedete come l’ingresso sia direttamente sulla sala da pranzo/cucina, con un mini corridoio frontale che porterà poi nella zona notte. Ipoteticamente si tratta di un 5×5, con il problema dell’angolo creato dall’ingresso che mangia parte della parete su cui è addossata la cucina e dello spazio a disposizione. La parete della cucina è lineare ed è di 3,45 mt, abbastanza lunga da permettere l’inserimento di tutti gli elettrodomestici, anche se a discapito del piano di lavoro, che come si vede dall’immagine seguente, è ridotto al minimo sindacale.

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Altro problema per la cucina potrebbe essere dovuto alla presenza di una finestra (come nella mia ipotesi) che non consente di arrivare fino all’angolo coi pensili e con gli elettrodomestici. Così si potrebbe optare, come nell’immagine, per delle mensole a richiamare il colore del top, sagomate in modo da permettere l’apertura della finestra senza intoppi, dando anche aria e maggiore leggerezza alla composizione che se no sarebbe risultata davvero pesante e chiusa. In queste situazioni, per i pensili almeno, io consiglio di utilizzare ante in vetro opalino, un effetto vedo-non vedo che dà più luce e ammorbidisce la composizione; anche un colore chiaro permette alla cucina di diventare quasi invisibile nella stanza, dando maggior risalto alla soluzione per la sala da pranzo che, come si vede dalla pianta, ha uno spazio ridottissimo.

Per la composizione del mobile TV, consiglio di rimanere il più leggeri possibili, usando pochi elementi e sospesi, cercando di non esagerare con i colori e mantenendo quindi, per quanto possibile, le tonalità scelte per la cucina. In questo esempio gli elementi sono bi-colori, per aumentare il movimento della composizione; ho aggiunto una tonalità corda a quella del cioccolato (che richiama il piano e le mensole della cucina). Il bianco ho preferito sceglierlo per i due elementi libreria in alluminio laccato che si trovano alla fine delle due pareti; chiudono la composizione e sono un richiamo ulteriore ai colori cardine dell’arredamento: marrone, corda, bianco. Unica nota di colore che vi suggerisco è data dai soprammobili e dalle sedie, che sono di un colore acceso come l’arancione (tutti colori caldi, come vedete; se invece volete spezzare completamente optate per sedie verdi).

Gli elementi contenitori lunghi e stretti non occupano molto spazio e vi danno modo di sfruttare al meglio l’unico angolo libero che vi potrebbe fornire la sala; come vedete sono elementi molto puliti e senza troppi fronzoli, funzionali ma non ingombranti e le librerie laterali fungono da chiusura in modo che la composizione, nonostante l’assenza di elementi classici, risulti finita e non incompleta.

Ricapitolando, ecco i miei consigli:

  • puntate su linee pulite, elementi senza maniglie e non esagerate coi colori (3 al massimo, da abbinare in modo alternato tra la cucina a vista e la sala)
  • in cucina meglio avere elettrodomestici ad incasso (frigorifero e lavastoviglie); se scegliete uno stile moderno optate per materiali moderni come l’acciaio e il vetro
  • le ante dei pensili della cucina è meglio che siano in vetro, per alleggerire la composizione
  • optate per un colore della cucina chiaro e osate piuttosto sul colore del top e degli elementi decorativi (le mensole, nel nostro caso)
  • evitate per quanto possibile soluzioni ad angolo, che non vi danno più spazio di una lineare e opprimono l’ambiente
  • scegliete mobili per la sala che non siano troppo profondi e che possano sfruttare l’angolo senza essere incombenti
  • non alzatevi troppo con i mobili, darete ancora più l’idea che la stanza sia piccola
  • cercate di caratterizzare i vostri mobili con pochi oggetti ma particolari (libreria in metallo, soprammobili, sedie colorate)
Sala con cucina a vista: mobili sospesi