Giardini botanici Hanbury:un patrimonio dell’Unesco

Finalmente è sabato!!Non vedevo l’ora che arrivasse proprio questo sabato per farvi leggere di un luogo magico e tutto italiano che la mia amica e collega Chiara Fedele ha scritto per me e per voi. Si tratta naturalmente della rubrica mensile “Luoghi di interesse”e oggi tocca alla Liguria presentarsi. Buona lettura!!

Ciao a tutti! Mi presento: mi chiamo Chiara Fedele e sono un architetto d’interni. Scrivo per il blog www.chiarafedele.com e vivo a pochi km dal confine francese, più precisamente a Ventimiglia. Io e Valentina abbiamo deciso di collaborare insieme per quanto riguarda la rubrica Luoghi di interesse in modo da offrirvi la possibilità di godere dei luoghi e degli eventi degni di nota, non solo delle Marche (luogo d’origine di Valentina), ma anche della Liguria.

Periodicamente quindi ci scambieremo guest post con l’intento di rendervi partecipi dei luoghi più entusiasmanti che abbiamo visitato. Non vi resta che seguirci e… buona lettura!

Probabilmente voi non lo sapete ancora ma ho una smisurata passione per i giardini! Beh, con l’articolo di oggi non avrete più dubbi! Infatti qualche settimana fa sono andata a fare una bellissima passeggiata proprio ai fantastici Giardini Hanbury! Oggi voglio condividere con voi questa bellissima esperienza!

Famosi in tutto il mondo e candidati al riconoscimento UNESCO di sito Patrimonio dell’Umanità sono oggi Area Protetta Regionale. Essi si trovano nientemeno che a Ventimiglia (la mia città!), in località La Mortola, a pochi chilometri dal confine francese.

I Giardini Hanbury si estendono su una superficie di circa 18 ettari, sono dunque a dir poco giganteschi e visitando tutto questo spazio si viene assaliti proprio dalla voglia di perdercisi e di trascorrervi il maggior tempo possibile.

Ciò che rende questo giardino così fantastico è poi anche la posizione che ha consentito a piante provenienti da tutto il mondo di acclimatarsi senza alcun problema.

Ma, come nascono i Giardini Hanbury? Tutto ebbe inizio quando il signor Thomas Hanbury, un ricco commerciante inglese, acquistò il Podere con l’antico Palazzo ormai in rovina, un edificio risalente all’XI secolo e appartenuto alla nobile famiglia Lanteri. Con tutta probabilità il Palazzo stesso fu edificato sulle vestigia di un’antica Villa romana.

Lo sviluppo architettonico dei giardini è invece stato affidato a Ludovico Winter, che ci si dedicò sotto le dipendenze di Hanbury e inviato dal grande vivaista Charles Huber di Hyères.

Nel 1960 l’intero complesso però fu acquistato dallo Stato Italiano dopo aver subito gravi danni a causa degli eventi bellici e nel 1987 ceduto all’Università degli Studi di Genova.

Questa è la sua storia in breve. Ora vi guiderò alla scoperta delle meraviglie che esso cela. 

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Come questa! Si tratta della Fontana Nirvana realizzata nel 1872 su progetto di Ludovico Winter. Come è possibile notare da questa fotografia, sopra la vasca, sulla parete, cresce un bel gruppo di Agave attenuata. La particolarità di questa specie botanica è che crescendo su pareti rocciose non ha avuto la necessità di sviluppare spine per difendersi. Inoltre fiorisce raramente, con una particolare spiga ripiegata a proboscide.

Percorrendo il percorso suggerito dalle frecce si sopraggiunge in un luogo chiamato Quattro Stagioni, popolarmente Tempietto, ovvero una pergola circolare qui impiantata nel 1947 e proveniente dal Parco inglese di Kingston (antica proprietà Hanbury). Sotto il pavimento di questa architettura sono custodite le ceneri di Dorothy Simons-Jeune, nuora del fondatore dei Giardini. Da qui inoltre si apre la prospettiva sulla Fontana della Sirena, raggiungibile per mezzo di una grande scalinata perpendicolare ai normali percorsi che costituisce un importante asse visivo. Tale realizzazione risale alla prima fase di costruzione dei Giardini.

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L’importanza di questo giardino è data dalla possibilità di ammirare una quantità incredibile di specie botaniche provenienti da tutto il mondo, alcune ottenute in forma di doni quando erano solo dei semi da personaggi molto importanti della storia.

Un altro angolo molto suggestivo è poi la Topia, una lunga pergola con pilastri in pietra che attraversa orizzontalmente il pendio.

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Al termine della pergola, in una zona ad essa limitrofa ci addentriamo in un’area coltivata con piante succulente. Queste specie botaniche, appartenenti a famiglie diverse e di continenti diversi, hanno sviluppato strategie comuni d’adattamento all’aridità dei loro luoghi d’origine. Possiamo notare specie nelle quali sono le foglie ad assumere un aspetto succulento, altre che invece hanno fatto si che i loro stessi fusti si trasformassero in veri e propri serbatoi d’acqua. In questo secondo caso, al fine di limitare al massimo la traspirazione, le stesse foglie si sono trasformate in spine o sono scomparse del tutto. Ecco quindi spiegato il perché dei fusti diventati verdi, al fine di svolgere la fotosintesi.

Un altro punto del giardino che mi è piaciuto molto è quello coltivato con specie giapponesi. Questa zona si sviluppa attorno alla Fontana del Drago, al cui centro della vasca è stato collocato un bronzo giapponese che Thomas Hanbury acquistò da un antiquario a Kyoto. Nella stessa visuale si scorge una grotta appena dietro alla fontana in cui è stata collocata una statua in marmo di scuola canoviana, la Schiava.  

Tutta la zona intorno a quest’area è stata coltivata a papiri.

Continuando a seguire il percorso suggerito dalle frecce si giunge al Mausoleo Moresco, un tempietto progettato e costruito in stile orientale nel 1886 dall’architetto Pio soli di Sanremo. Qui sono tumulate le ceneri di Thomas Hanbury e di sua moglie Katherine Pease.

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Il percorso poi continua con viali e aree coltivate con specie da frutto e orticelli. Superata questa parte, anch’essa degna di nota e assolutamente da visitare, sono rimasta incantata da alcuni esemplari del genere Brugmansia dell’America meridionale. Questa specie una volta veniva impiegata per usi sia terapeutici che psichedelici nelle cerimonie religiose. Questa pianta ha infatti proprietà psicotrope e allucinogene dovute alla presenza di particolari alcaloidi. I fiori, la cui bellezza è colpevole di aver letteralmente catturato la mia attenzione, al tramonto emanano un delicato profumo che attira una farfalla nostrana dalle abitudini crepuscolari. Ora vi invito ad osservare bene la foto di questa pianta (qui sotto) per capire bene.

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Data la forma a campana di questo fiore, l’opera d’impollinazione, che è solitamente svolta dai colibrì, in questo giardino è invece possibile per mezzo di quest’unica farfalla per via della sua proboscide molto lunga.

Siamo ormai giunti al termine di questa bellissima avventura; d’altronde sarebbe anche inutile dilungarsi a parlarne ancora, in quanto sono davvero tantissime le cose che si potrebbero dire e, anche scrivendone un libro, l’emozione che quest’area verde è capace a dare la si può vivere solamente venendola a visitare. Nella speranza che quanto già citato sia d’incentivo per una vostra futura visita in questo luogo che sicuramente merita, io vi saluto lasciandovi con altre immagini meravigliose da guardare e vi do “l’arrivederci” ad un prossimo sicuro post qui sul blog di Valentina!

Chiara Fedele

Allora?!Non è un posto meraviglioso?!Solo leggendo le parole di Chiara mi è venuta voglia di andare a visitarlo e perdermi tra i suoi colori e i suoi profumi. Cosa state aspettando??Un novembre così mite non lo incontreremo molto presto e credo sia il caso di approfittarne!Se non sapete dove passare una giornata diversa dalle altre, lasciatevi incantare dai Giardini Hanbury.

Buona visita!!Ci vedremo di nuovo con Chiara, per scoprire un altro luogo meraviglioso della sua terra!

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