Un’idea da realizzare

Ogni tanto sapete che vi rendo partecipe di alcuni progetti che seguo; oggi vorrei mostrarvi la fase embrionale di quello che (si spera!) sarà un progetto realizzato in collaborazione con la F.A. Ristrutturazioni e che permetterà a questo cliente di godersi meglio il patio davanti all’ingresso, sia d’estate che d’inverno.

Si tratta di un pergolato ancorato alla parete della casa che dà appunto sul patio di ingresso e che segue per la metà della profondità la linea diagonale dello spazio aperto. Essendo un’abitazione a pianterreno di una palazzina, ha l’ingresso indipendente e una mura bassa che delimita il giardino. Struttura e copertura completamente in legno, trattato in modo che possa sopravvivere alle intemperie dell’inverno e al sole dell’estate che sta arrivando; i pali di sostegno sono stati pensati con un diametro tra i 12 e i 14 cm, in modo che solo 2-3 siano sufficienti a reggere il peso del totale. Stessa cosa vale per i travi della copertura, ancorati direttamente alla parete di casa e che fungono da elementi di appoggio per le tavole, di circa 7 cm di larghezza e 2 cm circa di spessore.

5 metri di larghezza X 2,5 metri di profondità; lateralmente il pergolato segue la “vela” creata dal muro di cinta diagonale che chiude il patio. Tutto ovviamente realizzato su misura.

Che ne pensate?

 

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Un’idea da realizzare

Decorare con la carta da parati

Sarà che oggi sembra novembre, con il cielo grigio e la pioggia che hanno ripreso possesso di questa pazza primavera; ma mi è venuta un’inspiegabile desiderio di parlarvi di CARTA DA PARATI. Come sapete sicuramente, non sono una grande amante di questo rivestimento e non sto qui a rispiegarvi per la centesima volta i motivi, ma devo dire che alcune di esse mi danno un senso di primavera e di freschezza che mi stupisce ogni volta. Non sarà che forse sto cominciando a rivalutarla (finalmente, dirà qualcuno!)? Non saprei, ai posteri l’ardua sentenza. Sicuramente, però, visitando e sfogliando il catalogo digitale di Wall&Deco ho potuto notare come la tecnica della carta da parati sia diventata sempre più all’avanguardia, con la presentazione di rivestimenti addirittura per esterno e per zone notoriamente dichiarate off-limits, come il bagno e la cucina.

Partendo dalla carta da parati “tradizionale”, intesa cioè per ambienti interni, si nota come compaiano sempre più spesso immagini realistiche riprese dal mondo naturale, tanto da farla sembrare un vero e proprio affresco. Realizzata in tessuto non tessuto, viene ricoperta da una pellicola vinilica applicabile in qualunque ambiente (commerciale o privato); e perché non pensare di personalizzare ogni camera d’albergo con un tema diverso? Mi sono persa a guardare tutte le varianti possibili.

L’effetto della vernice graffiata o scrostata è tra i miei preferiti! Originale e non scontato, sia per una sala da pranzo che per una camera da letto, sia essa matrimoniale che dei figli.

Continuando a sfogliare, ho visto come si possa utilizzare questo rivestimento anche all’esterno, grazie alla sua composizione resistente ad urti e tagli, andando a completare l’estetica dell’edificio a cui è applicata, sia esso la propria casa o un edificio di servizio. La trovo una soluzione assolutamente originale e nello stesso tempo intelligente, che permette una minore manutenzione rispetto all’intonaco o alla classica verniciatura esterna.

La “crepa” (così l’ho soprannominata) è assolutamente la mia prediletta.

Cosa avete usato per rivestire le pareti del vostro bagno o della vostra cucina, soprattutto dietro i fornelli e il lavello? Immagino che il 90% di voi abbia risposto “Piastrelle, è naturale”; ecco. Se aveste saputo prima di scegliere le vostre piastrelle con mosaico o dal colore neutro che avreste potuto optare per la carta da parati? Sareste tornati sui vostri passi? Magari no; ma lo aveste fatto non ve ne sareste di sicuro pentiti. Anche in questo caso, usando un rivestimento brevettato che unisce le proprietà impermeabilizzanti delle membrane liquide a quelle decorative dei prodotti di Wall&Deco, si può personalizzare un ambiente notoriamente ostico senza il timore di rovinare il rivestimento. Perché questa carta da parati, oltre a non subire ingiallimento o deterioramento dovuto all’umidità, resiste alla forza abrasiva dei detersivi e si può applicare a qualunque superficie (piastrelle, intonaco civile, calcestruzzo).

Ma quanto sono carini gli uccellini che escono dalla gabbia? Adorabile! Ma la mia scelta ricade inevitabilmente sulla prima, dove la parete sembra invecchiata, non finita, accompagnandosi perfettamente con lo stile antiquato della vasca da bagno e lavorando con tono su tono. Raffinata.

Bene, anche oggi sono riuscita a parlare in modo quasi entusiastico di un prodotto storicamente da me non amato; il mondo sta proprio andando alla rovescia.

Date un occhio al sito, troverete sicuramente qualche spunto interessante; e poi se a Settembre sarete a Parigi, andate a visitare il loro padiglione al Maison&Object dal 2 al 6.

www.wallanddeco.com

Decorare con la carta da parati

Storia del design: la sedia cantilever

Conoscerete sicuramente questa sedia, detta anche “a pensilina” “a sbalzo”. L’avrete vista in moltissime sale d’attesa mediche perché, questa cosa non me la sono mai spiegata, è una seduta particolarmente apprezzata dai medici di base e dai dentisti.

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Sedia Cesca (B64) di Marcel Breuer

Questa che vedete è la prima versione realizzata da Marcel Breuer nel 1928 e prende il nome di Cesca (o B64); è costituita da un’unica struttura in acciaio tubolare piegato che fa da sostegno sia alla seduta che allo schienale, entrambi in legno laccato, curvato e incannicciato (a formare quella griglia che da lontano richiama l’impagliatura delle sedie classiche). Attualmente in produzione presso l’azienda tedesca Thonet.

Ma la primissima versione di questa seduta è stata realizzata dal designer e urbanista olandese Mart Stam; inizia il suo lavoro in Olanda per poi spostarsi in Germania e diventare uno dei candidati alla direzione del Bauhaus. Progetta questa sedia utilizzando provocatoriamente dei tubi di acciaio e raccordi da idraulico; poco dopo sarà appunto ripresa e variata da Breuer e Mies Van Der Rohe, due dei più grandi esponenti del Bauhaus.

Contemporary sled-base chair by Ludwig Mies Van Der Rohe (Bauhaus design)
Sedia Cantilever di Mies Van Der Rohe

La versione di Van Der Rohe è molto più elastica avendo i tubolari di acciaio più arcuati e la seduta e lo schienale sono in pelle anziché in legno, rendendola più moderna e leggera.

Oggi si possono trovare diverse versioni di questa sedia senza tempo, con e senza braccioli, in materiali diversissimi dagli originali e dalle forme sempre più moderne e minimali. Esistono versioni da interno e da esterno, in compensato, in tessuto, pieghevoli, impilabili; insomma, i designer e le aziende produttrici hanno cercato di mettere del loro per attualizzare la Cesca di Breuer.

Ne ho selezionate alcune da mostrarvi che secondo me rappresentano alla perfezione l’idea originale del progetto attualizzato al giorno d’oggi, sia per lo stile di arredamento che per le esigenze.

Non le trovate strepitose? Originali, creative e piacevolmente legate alla storia della sedia “madre”.

Storia del design: la sedia cantilever

Di nuovo in trasferta!E ancora con Chiara!

Anche oggi, come giovedì scorso, non vi intratterrò con un articolo del mio blog ma direttamente dal blog di Chiara, per questa collaborazione estiva che (spero!) continuerà anche nel resto dell’anno.

Stavolta vi porto in provincia di Ravenna, a conoscere due ragazzi a dir poco geniali: Vibrazioni Design.

Buona lettura!!

VIBRAZIONI – Guest Post di Valentina Morlacchi

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Di nuovo in trasferta!E ancora con Chiara!

Arredare con la Natura

Qualche tempo fa abbiamo trattato in una serie di articoli lo spazio esterno, e vi ho illustrato i vari modi per poterlo vivere al massimo e senza sprecare neppure un cm disponibile. Ma se non avessimo un giardino? E abitassimo, magari, in un palazzo con decine di piani e balconi microscopici? Non agitatevi, c’è una soluzione per tutto, anche per questo!

Si tratta di affrontare la situazione da un altro punto di vista, pensando al giardino come ad un elemento non più confinato solo all’esterno; ecco che arriva il giardino verticale. Come suggerisce il termine stesso, si tratta propriamente di un giardino sviluppato lungo una parete per tutta la sua altezza (parete che può essere interna o esterna); si tratta di un giardino a cui serve necessariamente un supporto per poter crescere e fiorire, modulare e di facile montaggio. Sono supporti sia autoportanti che da appoggio, a terra o a parete, fissi o mobili; permettono una corretta manutenzione delle piante, sia per quanto riguarda l’irrigazione che la loro crescita. Ovviamente chi produce questi supporti offre anche consulenza in merito ai tipi di piante più adatte da essere utilizzate, per evitare di ritrovarvi una foresta tropicale ad invadere il salotto o, peggio, una moria generale di ciò che avete piantato.

Come dicevo, sono supporti che si possono applicare sia all’esterno che all’interno dei vostri appartamenti, in modo da creare un ambiente accogliente e verdeggiante anche nelle vostre stanze o nei vostri uffici; si sa che il verde, come colore, è predominante in natura e ha la caratteristica di trasmettere pace e serenità, un senso di quiete utile anche (e soprattutto) negli ambienti lavorativi, dove spesso capi e colleghi mettono a dura prova la nostra pazienza. Secondo alcuni studi le piante aiutano a migliorare i rapporti tra chi lavora a stretto contatto, aumentando la produttività e diminuendo lo stress; per questo le troviamo molto spesso nei grandi uffici open space. Come anche nei locali pubblici e nelle strutture sanitarie, dove la calma e la tranquillità aiutano il paziente ad affrontare meglio ciò che lo attende.

Anche a casa è necessario poter avere uno spazio di relax, quando non si ha la possibilità di sfruttare l’esterno, chiudendo fuori problemi quotidiani e rumori fastidiosi; inoltre le piante producono ossigeno ed eliminano gran parte dell’anidride carbonica che produciamo con la respirazione, quindi hanno anche un effetto benefico sull’aria che respiriamo.

E perché non sfruttare questi supporti, invece, per coltivare spezie ed odori? Sarebbe un ottimo modo per sfruttare una parete della vostra cucina facendo crescere basilico, salvia, timo, rosmarino, profumati e utili soprattutto per chi ama cucinare. Niente giardino significa, anche, niente orto; allora spazio alla creatività e costruite il vostro orto in casa!

Quando guarderete le foto vi verrà voglia di averne almeno uno a casa vostra, magari nel salotto o nello studio; e, perché no, anche sul balcone! Avrete la possibilità di ravvivare una zona semplicemente con 4 piante posizionate nel modo giusto e con i colori adatti; vi invito, come sempre, a dare un occhio al sito dell’azienda da cui ho preso spunto per questo articolo e che mi ha ispirato molto www.greenhabitat.it.

Se però non volete acquistare i supporti, ma farveli da voi, vi lascio anche qualche immagine con qualche idea davvero bella e creativa, oltre che economica; e poi non dite che non penso a tutti voi 😉

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Arredare con la Natura

Il giardino coperto

Chi di voi ha la fortuna di avere un giardino davanti o addirittura intorno alla propria casa, ha la possibilità di godersi la bellezza della bella stagione a 360°; c’è chi predilige il giardino classico con l’erba stile inglese (sempre ben curata e tagliata, per chi ha la passione e la pazienza 😉 ) e chi invece preferisce avere più zona pavimentata, con la possibilità di posizionare sedie e tavolo, magari un barbecue o una griglia, un ombrellone per proteggersi dal sole e, perchè no, una bella sdraio dove prendere il sole 🙂

In entrambi i casi ci sono, oggi, svariate possibilità di rendere il vostro giardino ancora più bello e accogliente grazie alla consulenza di esperti, gli EXTERIOR DESIGNER, professionisti nel campo della progettazione per esterni; dalla scelta del rivestimento della casa alla posizione migliore per fiori e piante, queste figure potranno aiutarvi ad esprimere al meglio la vostra personalità e la vostra idea di giardino.

E perché non pensare di rendere il vostro giardino utilizzabile anche nelle fredde giornate d’inverno?Che sensazione sarebbe poter festeggiare il Natale sotto una cascata di neve?Si può realizzare anche questo, con le strutture e le coperture adatte per l’esterno e l’aiuto di chi ha fatto della propria passione per la natura un lavoro. Immaginate quanto sarebbe suggestivo pranzare circondati da grandi vetrate luminose e travi in legno di larice, mentre fuori nevica; avrete incorporato il giardino nella vostra casa, senza rinunciare alla bellezza della natura 🙂

    

Il giardino coperto

Teak

In passato abbiamo parlato del LARICE, come ottimo legno per utilizzo sia interno che esterno nelle nostre abitazioni; oggi invece vi illustro un altro di quei materiali che se non esistessero in natura si faticherebbe persino ad inventarlo: il TEAK.

E’ un albero che cresce nelle foreste tropicali dell’Asia, dove si sviluppa in altezza fino a 40 metri e ha un fusto di circa 1,5 mt; la colorazione varia e sfuma dal giallognolo al bronzo fino a raggiungere tonalità di rosso. Lo si vede utilizzato praticamente ovunque: dal mobile, al parquet, ai pontili, alle imbarcazioni. Le sue caratteristiche di resistenza, durezza, resistenza all’acqua lo rendono particolarmente duttile nell’utilizzo in vari campi: edilizia, carpenteria, arredamento, yacht design. Prendiamo, per esempio, una qualsiasi imbarcazione: la maggioranza delle parti che la compongono (se non addirittura tutte) sono costituite da questo incredibile legno che sopporta ogni tipo di azione e utilizzo.

Lo apprezziamo anche nelle svariate tipologie di arredo interno ed esterno per le nostre case e per i locali pubblici, specialmente in riva al mare; lo troviamo a bordo piscina (sdraio, lettini, supporto per ombrelloni) e lo troviamo in prossimità dei porti, dove i pontili spesso sono fatti in legno; lo calpestiamo senza ritegno nelle nostre case e negli showroom di rivestimenti (pavimenti e parquet); lo maltrattiamo nelle nostre cucine, quando non possiamo fare a meno del piano di lavoro in legno (in questo caso molto consigliato è il TEAK MARINO, un composito ancora più resistente e impermeabile del TEAK massello).

E’ un legno caldo, facilmente abbinabile con tutte le tonalità calde, anche con materiali diversi come la pelle o il cuoio; le sue sfumature lo rendono eclettico e non banale, permettendo l’accostamento anche con elementi, per loro natura, più freddi come l’ottone, il metallo in generale e il quarzo.

            

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